L’assassinio del Meridione

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3 settembre 2014 di Massimiliano Amato

Il sospetto, per la verità, si era fatto strada fin dai giorni dell’insediamento. Oggi è enormemente rafforzato. Per il governo in carica il Sud non esiste. Di tutti i governi della Repubblica, anzi, l’esecutivo degli annunci e delle promesse a pioggia sembra proprio quello a cui meglio è riuscito il declassamento della questione meridionale da grande emergenza europea e nazionale a problema secondario e marginale. In ogni caso, non meritevole di rientrare tra le cosiddette “priorità”. Nemmeno i governi che avevano nella loro compagine ministri della Lega Nord erano arrivati a tanto. Nelle decine di conferenze stampa che si sono susseguite a ritmo martellante da febbraio a oggi (di fatto l’unica attività intelligibile, per ora), il premier e i suoi ministri non hanno mai pronunciato, nemmeno per sbaglio, le parole “Sud”, “Mezzogiorno”, “Meridione”. Basta andare sul nuovo sito web passodopopasso per accorgersi che lo stesso programma “dei Mille Giorni” non prevede alcun capitolo specifico per quel terzo del Paese che la grande recessione e la successiva stagnazione hanno ulteriormente allontanato sia dal Primo che dal Secondo Mondo. Un esempio? Della ventina di cantieri previsti dallo “sbloccaItalia” solo quattro riguardano l’infrastrutturazione di un’area in cui, per un buon ottanta per cento, i collegamenti ferroviari possono avere come termine di paragone quelli dei paesi in via di sviluppo e non certo gli standard europei (per non parlare dello stato della viabilità ordinaria, autostrade a parte). La visita di Ferragosto del premier è stata concepita e si è sviluppata in coerenza perfetta con la linea comunicativa studiata fin dall’inizio: una girandola di chiacchiere, buoni propositi, migliori intenzioni e promesse. Come detta un copione che ormai gli italiani hanno imparato a conoscere bene, una per ogni posto toccato: Bagnoli, Reggio Calabria, Gela, Termini Imprese. E poi: una start up innovativa qua, un’azienda di successo là. Immagine tanta, sostanza zero. Peggio: una vera e propria scissione dalla realtà, l’ennesima. L’incapacità di allestire una narrazione plausibile  e di elaborare una trama organica che tenesse conto di un dato elementare, alla portata di tutti: l’ulteriore, ultimo, forse definitivo arretramento economico, sociale, civile del Mezzogiorno è diventato il principale pilastro dell’interminabile crisi italiana. Un governo che avesse voluto veramente cambiare verso all’Italia, come recitava il primo dei tanti hashtag dai quali siamo stati inondati a cadenza pressoché quotidiana, avrebbe dovuto capovolgere il Paese. Se oggi siamo nuovamente in deflazione dopo 55 anni è perché il crollo della domanda interna al Sud, mercato privilegiato della grande industria del Nord, ha assunto dimensioni catastrofiche. Il tasso di disoccupazione giovanile a livello nazionale veleggia oltre il 42% perché da noi lavora solo un giovane su tre. E se il Pil mantiene il segno negativo è perché la produzione della ricchezza, al di sotto della linea del Garigliano, è ferma da circa un trentennio. O appaltata per la massima parte e stabilmente alle grandi organizzazioni criminali: con il nuovo, furbesco, calcolo dell’indice nazionale scopriremo forse che, grazie a droga, estorsioni, prostituzione, contrabbando e gioco d’azzardo, siamo davanti al Nord. Ma sarà solo una tragica illusione, peraltro risultato di un’operazione moralmente e politicamente discutibile, oltre che economicamente assurda: la ricchezza prodotta dal crimine è escludente, non viene ridistribuita, crea un circuito parallelo a quello ufficiale, con il quale instaura un’interlocuzione violenta,  animata da spirito predatorio, o parassitario. Dobbiamo continuare? Oltre l’”annuncite”, di cui parlano i giornali in questi giorni, a testimonianza che la luna di miele tra il rottamatore e la grande stampa è irrimediabilmente evaporata, c’è una vera e propria paralisi delle idee, di cui l’accantonamento della questione meridionale rappresenta uno degli aspetti più significativi. Frutto, probabilmente, di quella che Lucia Annunziata ha chiamato “inadeguatezza a governare”, rilanciando una polemica che negli anni passati aveva visto coinvolti The Economist e Silvio Berlusconi. A rendere più fosco il quadro per il Meridione, concorre l’eterna tendenza al sovversivismo delle sue classi dirigenti, mai come in questa fase storica pericolosamente simili al livello nazionale. A Salerno e in Campania abbiamo esempi eclatanti del morbo individuato da Antonio Gramsci. La stessa dialettica che si va articolando all’interno del Pd sulle prossime elezioni nella regione più importante e popolosa, con una contrapposizione che restringe il campo della politica allargando quello dello scontro nominalistico, è figlia di questa temperie culturale. Brutalmente messa da parte, alle condizioni date la questione meridionale è destinata a rimanere marginale nel dibattito politico nazionale ancora per lunghissimo tempo. Con le conseguenze che tutti possono facilmente immaginare.

MASSIMILIANO AMATO

Napoli, Italia

2 thoughts on “L’assassinio del Meridione

  1. Paolo ha detto:

    Massimiliano Amato, complimenti , articolo ben scritto ,ma intriso di un sentimento anti De Luca che poco ha a che vedere con la realtà dei fatti.
    In questa vicenda hanno sbagliato tutti. Ha sbagliato in primis il vescovo che ha applicato a suo piacimento le direttive della CEI . Ha modificato una tradizione radicata che niente aveva di offensivo allo spirito religioso . San Matteo e’ protettore dei finanzieri , l’effige di San Matteo e’ nel simbolo della città , l’omaggio al mare e’ in ricordo di un miracolo del santo avvenuto secoli fa . Ha continuato a sbagliare con le dichiarazioni di ieri che poco si addicono ad un uomo di chiesa , poco concilianti anzi belligeranti . Ha sbagliato il sindaco con il suo silenzio assenso , che quindi non ha preso le distanze da quanto accaduto. Ha sbagliato il popolo con la sua contestazione incivile . Hanno sbagliato i portatori con gesti clamorosi e inopportuni. Ha sbagliato la stampa che ha dipinto Salerno per quello che non è . Hanno sbagliato tutti quelli che come lei non hanno perso occasione per sfoderare la propria partigianeria miope tanto quanto quella di chi osanna il sindaco ad ogni pie’ sospinto .

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