Impressioni di settembre

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27 agosto 2014 di Massimiliano Amato

Settembre, andiamo… Sorda all’inerzia evocata dal celebre incipit, la città immobile e perennemente uguale a se stessa si affaccia sull’autunno senza porsi troppe domande sul momento che sta vivendo. Chi se l’è fatte, anche durante la pausa estiva, non ha trovato risposte, né poteva. Una città che discute per un mese dell’itinerario della processione del Patrono – cosa di strettissima pertinenza del Vescovo, dal momento che è lui che organizza l’evento – mostra, con tutto il rispetto (per San Matteo, naturalmente), di aver definitivamente rinunciato ad ascoltarsi, e a interrogarsi sul torbido passato recente, sul precarissimo presente e sull’ancor più incerto futuro. Con la profondità di analisi che gli è consueta, Pietro Ravallese ne ha approfittato per cercare di allargare il campo della discussione ai temi – molto più alti e nobili delle miserie contingenti – dell’autonomia dei cattolici e del loro impegno in politica, ripresi dal solo Andrea Manzi in un paio di urticanti interventi. Tutt’intorno alle due pregevolissime riflessioni, il nulla. Il vuoto pneumatico. Il silenzio. A ben guardare, reazioni pur esse a stimolazioni cui la città, da sempre clericale nel suo complesso ma non cattolica se non in alcune, isolate e circoscritte esperienze storicamente date, non è più evidentemente abituata.

Settembre, andiamo… Torneranno i tagli di nastro, le cerimonie, triccaballacche e putipù, altri tappi di spumante salteranno per qualche miserabile metro di marciapiede inaugurato, e pazienza se poi rimarrà un moncherino appeso, perché magari tra un mese qualcuno rivelerà che non ci sono i soldi per continuare, o l’impresa fallirà: chi volete che si ricordi più della retorica tronfia, da Circo barnum, dei giorni che precedono la festa patronale? Tutto sarà rimosso, tutto scivolerà nel cono d’ombra dell’indifferenza, metabolizzato dalla memoria cortissima della città. D’altronde, chiusa la parentesi San Matteo si aprirà immediatamente quella del luna park natalizio, come detta un’agenda ormai sperimentata. File di torpedoni provenienti da Marcianise, Maddaloni, Casandrino, Casavatore, Casoria, Guardia Sanframondi, Lavello, Rionero, e colonne di auto private in arrivo dall’Agro, dall’Irno, dal Cilento, dal Calore e dal Vallo di Diano premono già alle porte cittadine. Scaricheranno famigliole con timballi e pizze di maccheroni, mocciosi che non vedono l’ora di rimpinzarsi di patatine condite con salse olandesi, signorine sulle zeppe di sughero e orde in tuta con il marchio del Napoli e sneakers con i catarifrangenti all’ultimo grido, perché c’è da camminare, e parecchio.

Settembre, andiamo… Nuove battaglie, legali e no, su Crescent e piazza della Libertà. Muro contro muro: relazioni tecniche, pareri giuridici, esibizione di pandette, ordinanze e codici da una parte, spregiudicate forzature (della legge e del senso comune), proclami roboanti, interessati travisamenti della realtà e insulti sanguinosi dall’altra. Giudicate voi.

Settembre, andiamo… La politica, che non va più in vacanza da quando dallo stato solido è approdata a quello gassoso dopo essere passata attraverso quello liquido (basta twitter, o facebook, e puoi continuare a farla, a colpi di post, anche da una spiaggia polinesiana), è tutta un fremito. Regionali alle porte. Il centrodestra ha giocato d’anticipo confermando Caldoro. Centrosinistra simile ad una polveriera. S’annunciano Fonderie con temperature incandescenti, e ruggenti reazioni di decrepiti masnadieri in cerca di gloria. Opposti estremismi che – lo ha spiegato bene l’ex capogruppo Pd Peppe Russo sulle colonne di Cronache del Salernitano – si legittimano a vicenda. Al Pd e al centrosinistra servirebbe altro: un programma di altissimo profilo e un candidato che non sia né divisivo, né espressione di una nomenklatura che pretende di fondare la propria legittimazione a governare sul dato anagrafico (meschini!).  Allo stato, non s’intravedono né l’uno, né l’altro. E la presunta “diga” eretta per contrastare avventure in solitario (la Fonderia, appunto) rischia di trasformarsi nel pretesto che finirà per giustificarle. Perché determina le condizioni di un martirologio preventivo sul quale il masnadiero di turno costruirà lo “strappo” destinato a far rivincere le elezioni al centrodestra.

Settembre, andiamo… Riaprono le scuole, non le fabbriche (che non ci sono più). Città invasa dagli studenti, con un trasporto pubblico ridotto ai minimi termini, e un traffico da megalopoli del terzo mondo. Dura la vita per chi deve spostarsi nelle ore di punta, parcheggi salati manco fossimo a Montecarlo. Nel perenne autunno del proprio scontento, Salerno si lascia scivolare addosso tutto senza reagire. Settembre, andiamo: già, ma dove?

MASSIMILIANO AMATO

san matteo

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