Gli undici guardiani della rivoluzione

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16 luglio 2014 di Massimiliano Amato

Nel concitato crepuscolo di una stagione di governo durata oltre ogni ragionevole previsione, la vicenda della modesta littorina che collega la zona dello stadio Arechi con la stazione delle Fs su un percorso lineare di meno di 8 chilometri si candida autorevolmente al ruolo di comica finale. In realtà c’è pochissimo da ridere. Anzi, non ce ne sarebbe per niente. Ma che tutta questa fase della vita pubblica cittadina, che per comodità storiografica chiameremo “l’età della zeppola” (non importa se fritta o al forno), si stia consumando seguendo scrupolosamente i canoni di un certo avanspettacolo intessuto di rappresentazioni caricaturali e grottesche, colpi di coda, frizzi, lazzi e grevità assortite, non sfugge quasi più a nessuno. Nonostante costi un occhio della testa, l’asfittico trenino è già stato monumentalizzato nella sua teatrale inutilità. Ed è la trasposizione perfetta in chiave ferroviaria di un potere a corto d’ossigeno e d’idee che ingoia, anzi tritura, danaro a palate per restituire uno sbuffo asmatico a cui solo la sublime arte della propaganda conferisce inusitata amplificazione, rendendolo assordante. I costi, dunque. Sessantacinquemila euro mensili per gli stipendi degli undici addetti alla guardiania delle stazioni , dipendenti della mista “a capitale pubblico totalitario” Salerno Mobilità.  Sessantacinquemila diviso 11 fa 5.909 euro. Lordi. Al mese. Più di tremila netti. Personale scelto, quindi. Anzi, sceltissimo, collocato praticamente al livello di un capostazione delle Ferrovie dello Stato. S’immagina che gli undici Stachanov, secondo la migliore mitologia sovietica, abbiano sviluppato “virtù eroiche” nel pieno rispetto della tradizione: peccato non ci sia un Ėjzenštejn ad immortalarne le gesta con la macchina da presa. L’impressione però è che questi valorosi guardiani della rivoluzione (ferroviaria) siano sì fuori mercato per gli alti stipendi che portano a casa in tempi di ferocissima, spietata, merkeliana spendin review,  ma perfettamente integrati nella metafora cui si faceva accenno prima. Quella del potere in stato preagonico che brucia le residue risorse di credibilità lanciandosi in spericolate operazioni d’immagine inseguendo lo scopo, disperato, di sopravvivere a se stesso. Senza badare a spese: novemila euro al mese per la pulizia delle stazioni e il funzionamento degli ascensori (sic), che moltiplicati per 12 fanno 108 mila all’anno. Tutto insieme, il trenino con cui l’immarcescibile capostazione si balocca cercando di esorcizzare l’orrorifica prospettiva dell’inevitabile commiato, viene a costare 76.500 euro al mese. Solita moltiplicazione per dodici, e otteniamo la cifra di 918mila euro l’anno. Circa un milione. Tutti a carico del contribuente salernitano, perché la Regione non ci metterà un euro. E le Fs nemmeno. Nell’illustrare l’esercizio economico – finanziario, c’è stato chi, con supremo sprezzo del ridicolo, ha confezionato un autentico capolavoro di umorismo involontario arrivando a calcolare il costo medio annuo (7 euro) per ogni cittadino di Salerno. Il calcolo, ovviamente, è stato fatto sui residenti all’anagrafe. Compresi quelli che sono domiciliati fuori (magari all’estero),  i bambini, gli anziani e gli incapienti. Ma, soprattutto, quella fascia di popolazione (in pratica più del 90% dei salernitani) che non rientra, né lo farà mai, tra l’utenza quotidiana. Entità, quest’ultima, in bilico tra l’Araba fenice (tutti sanno dove sia ma nessun lo dice) e il quarto mistero di Fatima. Dopo il surreale balletto di cifre del mese di dicembre, sul punto si registra un silenzio sospetto. Fino al prossimo bollettino della vittoria infarcito di numeri a casaccio. D’altronde, per soli tremila e passa euro al mese non si possono mica mortificare undici top manager di Salerno mobilità chiedendo loro di contare quanti biglietti vengono quotidianamente staccati. O no?

MASSIMILIANO AMATO

foto Massimo Pica

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