De Luca, il Crescent e il critico “a gettone”

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2 novembre 2013 di Massimiliano Amato

Mi sono reso conto che l’opera, distribuita con questi ordini dorici, va bene. La massa si annulla e funziona perfettamente, anche grazie al motivo dorico che determina un chiaro riferimento ai templi di Paestum. L’unico punto su cui avrei fatto qualche eccezione è il loggiato superiore. Io mi sarei fermato al terzo livello. In Italia abbiamo politici che sono delle zucche vuote, autentici incapaci, tante capre. Qui a Salerno avete De Luca con le meraviglie di questa città: si tratta di un sindaco che ha la forza e il coraggio di battersi anche contro opposizioni e comitati che amano la più brutta architettura di Salerno, quella che stava dietro il Crescent e che è tutto un cesso da abbattere. Fanno la polemica contro il loggiato del Crescent e non capisco con quale coraggio”.

Così Vittorio Sgarbi, critico d’arte “a gettone” (di presenza), il giorno di Ognissanti, sull’orripilante mostro di cemento che sfregia senza pietà (e tra le proteste degli ambientalisti, che hanno ingaggiato una durissima battaglia a colpi di carta bollata giunta, probabilmente all’epilogo: si attende per i prossimi giorni la pronuncia definitiva del Consiglio di Stato) uno dei lungomari più belli d’Europa.

Inebriato (pare) da alcune procaci bellezze del luogo, e abbagliato dal fantasmagorico luna park natalizio a cui non ha negato il proprio autorevolissimo sigillo (le cosiddette “Luci d’Artista”), il critico-showman ha mandato in brodo di giuggiole il suo amicone sindaco-viceministro e per i prossimi due mesi e mezzo anche elettricista, Vincenzo De Luca, cui l’accomuna il gusto per l’iperbole. Che, tradotto per i più semplici e i puri di cuore, significa “saperle sparare grosse”. E sul Crescent Sgarbi l’ha sparata grossa assai. Dimenticandosi completamente quello che aveva scritto – scritto,  non detto – quattro anni e mezzo fa circa.

Quel gran genio del mio amico Vincenzo Iurillo, valente cronista del Fatto Quotidiano, coltiva il vizio della memoria (come me, d’altronde). E, scavando scavando, ha tirato fuori questa cosa, che riporto integralmente. Ecco quello che Vittorio Sgarbi pensava del Crescent nel luglio 2009. Tratto dal settimanale “Oggi”, rubrica Sgarbi settimanali. Testuale.

Stalin risuscita, non a Mosca, ma a Salerno, dove affidano il progetto di una mastodontica piazza a mare (il cosiddetto ‘Crescent’, ‘mezzaluna’ in inglese) al catalano Ricardo Bofill, esponente del post-moderno più kitsch, erede dell’architetto prediletto di Stalin, Boris Iofan (1891-1976). Non c’è dubbio: per chi conosce l’architettura del Novecento, il progetto di Bofill è estratto dal repertorio di Jofan, come se il tempo non fosse passato.  Un’operazione sottile. Devastante però per Salerno, che ritroverebbe il lungomare risucchiato da uno spaventoso ministero sovietico, alto 28 metri e largo 300, con un enorme motivo a pianta di marijuana a decorare il centro della piazza. Si dovrà ‘fumare’, e molto, per non rendersi conto dello sfregio. Difende il Crescent il sindaco Vincenzo De Luca, novello signore del Rinascimento salernitano, disposto a morire per portarlo a termine. Nel qual caso, vorrebbe essere sepolto nel complesso. Se lo meriterebbe, così anche i salernitani delle prossime generazioni saprebbero chi maledire”.

Il critico “a gettone” (di presenza) obietterà che solo gli imbecilli non cambiano mai idea. Giustissimo. Ci piacerebbe sapere però, a nome dei cittadini di Salerno (che già pagano le tasse più alte d’Italia per avere servizi assolutamente nella norma: per non parlare dei parcheggi, le cui tariffe sono da Principato di Monaco), di quanti zeri ha avuto bisogno questa improvvisa conversione. Una piccola, semplice, curiosità. Nient’altro.

MASSIMILIANO AMATO

Vittorio Sgarbi e Vincenzo De Luca all'inaugurazione delle Luci d'Artista 2013

Vittorio Sgarbi e Vincenzo De Luca

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