De Luca jr, l’astuzia delle dimissioni non cancella le ombre

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19 febbraio 2018 di Massimiliano Amato

Le dimissioni di Roberto De Luca da assessore a Salerno, più che il classico “atto dovuto” (cui il padre, in passato, si è sempre sottratto, anche per vicende molto più gravi), sono una mossa molto astuta. Dettata dal marketing elettorale e da una certezza: il ragazzo (poco più di trent’anni) ha l’intera vita davanti per rifarsi con gli interessi, in un Paese che archivia e dimentica tutto molto velocemente. Ma non solo il tempo, anche la prevalenza dell’aspetto penale, in una vicenda che in realtà sarebbe solo politica, gioca a suo favore. Se la presunta “condotta delittuosa” del figlio del governatore è riferita alle cose che egli dice e fa nella video inchiesta di Fanpage, i suoi avvocati non dovranno faticare molto per ottenerne un rapido proscioglimento dall’accusa di corruzione. Anche grattando il fondo del barile, più di un’ipotesi di millantato credito i magistrati napoletani non riuscirebbero a tirare fuori. De Luca jr non ha alcun incarico ufficiale in Regione. Ergo si occupa del tutto impropriamente della questione – ecoballe. E’ questo il cuore della storia, che fa emergere una concezione neofeudale, proprietaria, delle istituzioni: Palazzo Santa Lucia bene di famiglia.

Volendo fare la parte dell’avvocato del diavolo, saremo pure in presenza dell’ennesimo caso di cortocircuito mediatico – giudiziario a orologeria (forse). E l’inchiesta di Fanpage sarà anche gravata da sospetti di dubbia conformità alle norme deontologiche, come sostiene, con i toni che gli sono congeniali, il presidente della Regione. Ma il Pd, in Campania, ha un problema politico gigantesco. La famiglia De Luca, fattasi partito e sistema di potere. Quel video lo dimostra in maniera incontrovertibile. E definitiva. E se il direttore di Fanpage Francesco Piccinini, dialogando con Guido Ruotolo di Tiscali si lascia scappare che l’inchiesta sui rifiuti è partita da un’imbeccata di “una fonte di altissimo livello del Pd e di Palazzo Chigi”, è da ritenere, forse, che ci sia consapevolezza di ciò anche dalle parti del Nazareno.

Tra la fine degli anni Settanta e la metà degli Ottanta, analizzando il dominio dei Gava nel Napoletano in due fondamentali volumi, Percy Allum indicava nel familismo l’elemento fondativo di un sistema di potere esemplare, in un panorama di generale arretramento morale e civile qual era quello del democristianissimo Mezzogiorno dell’epoca. A distanza di un trentennio la democrazia in Campania è ripiombata in quella palude limacciosa.

D’accordo: la famiglia che si sostituisce alla politica, riempiendo il vuoto che essa ha lasciato negli ultimi due decenni, non è un’anomalia solo campana, e nemmeno solo del Pd. Ma in nessun altro caso (almeno dimostrato) i membri della famiglia si muovono, come sembra fare Roberto De Luca in quel video, su un crinale lungo il quale si mescolano e si confondono ruoli istituzionali esercitati per implicita “delega paterna”, intermediazioni affaristiche e opacissime contrattazioni economiche.

Il clima che emerge dall’inchiesta di Fanpage, insomma, va parecchio oltre lo specifico penale che, essendo come sempre “assorbente” di tutto il resto, paradossalmente si trasformerà anche stavolta, come altre in passato, in un insospettato alleato del Pd e dei De Luca. La probabile (allo stato degli atti che conosciamo) certificazione dell’irrilevanza penale della condotta di Roberto, infatti, genererà anche l’assoluzione politica. Di proscioglimenti e assoluzioni per vicende “borderline” in cui però il Codice penale alla fine gli ha dato ragione il patriarca, Vincenzo, è collezionista: l’ultima ha riguardato il famoso “discorso delle fritture”, con cui consegnava pubblicamente a Franco Alfieri la palma di campione mondiale della pratica clientelare, invitandolo a mettere a disposizione della causa del SI al referendum costituzionale questa sua “specializzazione”.

Sappiamo tutti com’è finita: l’accusa di voto di scambio è caduta in istruttoria. La “depenalizzazione” è servita a passare un colpo di spugna politico sulla vicenda. E Alfieri corre per un seggio alla Camera nel collegio uninominale del Cilento. Chi avrà pazienza (e, al di là della sua natura pirotecnica Vincenzo De Luca ne ha da vendere), assisterà anche alla “riabilitazione” di Roberto, vedrete.

Renzi, magari, tirerà un sospiro di sollievo. Ma stavolta potrebbe essere troppo tardi per cercare di riacciuffare i buoi nel frattempo scappati dalla stalla…

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