L’harakiri dei Cinque Stelle

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1 marzo 2016 di Massimiliano Amato

Da qualsiasi punto lo si voglia inquadrare, il cortocircuito esploso all’interno del Movimento 5 Stelle di Salerno è un harakiri da manuale. Come un vincitore della Lotteria di Capodanno che faccia a pezzi il biglietto, rinunciando al premio. Fino ad un paio di mesi fa i grillini rappresentavano il più interessante elemento di novità (in realtà non ci si sbaglierebbe più di tanto a definirlo unico) che la politica cittadina avesse prodotto nell’ultimo quarto di secolo. Questo perché si erano produttivamente collegati ad una serie di esperienze di partecipazione e impegno civico nate su temi specifici, dai “Figli delle Chiancarelle” al “Comitato No Crescent”, sviluppatesi nella faglia aperta dal terremoto che ha colpito le forme tradizionali della rappresentanza. Complice la trasformazione dei partiti in comitati elettorali (ma le recenti indiscrezioni sull’inchiesta Piazza della Libertà autorizzano, per qualcuno di essi, ad usare la vecchia espressione “comitato d’affari”) e, soprattutto, l’effetto moltiplicatore garantito da un uso massivo ma sempre sapiente dei social media, questi movimenti hanno abbastanza agevolmente conquistato una parte della scena pubblica, inaridita da decenni di totale assenza di una qualsiasi forma di dialettica democratica. Partecipando alla costruzione di una massa critica trasversale che, una volta depurata degli eccessi di ideologismo che in qualche modo ne incrinavano la plausibilità, avrebbe potuto costituire la base ideale di una larga aggregazione in grado di smuovere la palude, il malsano acquitrino cittadino. L’incontro con la realtà organizzata dei meetup sembrava preludere alla nascita di un soggetto che potesse archiviare il decrepito e marcescente consociativismo alla salernitana, che in 23 anni ha ridotto l’opposizione ad inutile ammennicolo, quando non addirittura a stampella di una maggioranza praticamente senza avversari, rivali, nemici veri. Questi sembravano, almeno, premesse e obiettivi. Il processo così delineato era abbastanza chiaro e lineare, tanto da esercitare più di una suggestione su pezzi di opinione pubblica schierati a sinistra del Pd. Un caso su tutti, quello del filosofo Pino Cantillo, protagonista di un vero e proprio endorsement per Oreste Agosto, il candidato uscito vincente dal ballottaggio tra i Cinque Stelle. Cantillo, in realtà, interpretava (e interpreta) una sensibilità molto più diffusa di quanto si sia portati a credere. La sua e quella di molti altri non era (e non è), una exit strategy, la classica “via di fuga” dal Pd e dalla condanna al marginalismo e al minoritarismo eterno della cosiddetta sinistra – sinistra, ma un investimento che avrebbe dovuto responsabilizzare vieppiù il Movimento. Il quale a Salerno più che altrove aveva a portata di mano l’irripetibile opportunità di immunizzarsi finalmente dal morbo dell’antipolitica ma l’ha clamorosamente sprecata. La guerra dichiarata dai “duri e puri” dei meetup grillini delle origini ad Agosto, che dell’incontro tra i comitati di impegno civico e i Cinque Stelle rappresentava un apprezzabile punto di sintesi, non è un semplice regolamento di conti interno. Essa imprime uno stop deciso alla costruzione di un’alternativa credibile sia all’infrequentabile Pd che allo sgangheratissimo centrodestra, scisso in tre o quattro tronconi, ciascuno di essi con un proprio candidato a sindaco. E’ soprattutto la conferma che, al di fuori dei confini della piazza virtuale di Internet, i Cinque Stelle annaspano, boccheggiano, barcollano, deragliano. Ma è anche il trionfo di un istinto primordiale connaturato alla lotta politica: quello di sopravvivenza. Chi sono, infatti, i “sansepolcristi” che hanno sfiduciato Agosto? Due parlamentari sconosciutissimi al grande pubblico che, senza il micidiale combinato disposto tra i meccanismi di selezione dei candidati del Movimento e il Porcellum, non sarebbero stati eletti nemmeno in un’assemblea di condominio. Quello che sta succedendo è, in fondo, molto semplice da spiegare: vedendo minacciata la loro minuscola rendita di posizione, Silvia Giordano e Angelo Tofalo, questi i loro nomi, hanno reagito. Senza calcolare, purtroppo, le conseguenze. O forse calcolandole benissimo. Perché ora, oltre all’evanescenza ormai certificata del centrodestra, è una manovra di miserabile cabotaggio, che rende i Cinque Stelle in tutto simili agli altri, vituperatissimi, partiti l’ulteriore, insospettabile, alleato del “sistema” salernitano, sempre più candidato a succedere a se stesso.

MASSIMILIANO AMATO  

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