Il capolavoro di Francesco

Lascia un commento

8 dicembre 2015 di Massimiliano Amato

Le immagini di Francesco che apre la Porta Santa inaugurando il Giubileo straordinario della Misericordia rimarranno a lungo impresse nel cuore e nella mente di tutti: laici e cattolici, atei e credenti. Essendo stato un atto di forte valenza simbolica (ancorché sfrondato di qualsiasi inutile solennità, come impone lo stile di questo pontificato) e quindi universale, esso penetra con forza dirompente nella storia convulsa di questi giorni, drammatici non solo per l’Occidente sotto attacco, ma per l’intero pianeta. Indicando una rotta plausibile anche a chi all’Anno Santo dei cattolici guarda con il disincanto del non coinvolgimento per così dire “militante”. E’ innanzitutto la scelta del tema con i suoi collegamenti storici (il grande Concilio Vaticano II) ad interpellare potentemente la coscienza di chiunque si senta “altro” rispetto alle folle disciplinatamente in fila a piazza San Pietro per conquistarsi l’indulgenza plenaria, ma resista comunque a qualsiasi deriva laicista. La Misericordia, dunque. Tema complesso e delicatissimo a partire dall’etimo, miserere (“avere pietà”) e cor (radice di “cuore”), ma che Bergoglio cala nella realtà del mondo secolarizzato (per la Chiesa) e profondamente diseguale e ingiusto (per una parte dei laici) con semplicità e levità sorprendenti. Da quando si è insediato, il gesuita che ha voluto chiamarsi come il Santo più rivoluzionario della bimillenaria storia della Chiesa di Roma non ha sbagliato una sola mossa dal punto di vista comunicazionale. Le parole che ha utilizzato e utilizza come manifesto del suo pontificato, aggiornato in progress, scavano come trivelle nelle profondità più remote e inesplorate (dalla scienza, dalla sociologia, dalla storia, dalla politica) della società post ideologica. Mai rappresentando un astratto ritorno al dogma (che resta esiliato alla dimensione dell’esercizio teologico, pur esso peraltro massicciamente adeguato al “messaggio”, come dimostrano le conclusioni del recente Sinodo sulla famiglia), sempre costituendo anzi un concreto rimando, sotto la forma della critica feroce e radicale, al mondo che gli uomini hanno costruito. Gli uomini, non Dio: né quello dei cattolici, né quello dei musulmani, né quello (o quelli) di tutti gli altri credi. Che una simile impostazione contenga anche un forte elemento di rigidità dottrinale è fuor di dubbio: in nessun altro pontefice la teoria del libero arbitrio è presente come nel caso di Papa Francesco, impregnando fortemente la missione pastorale almeno nell’analisi della realtà storica. I temi da cui Bergoglio fa discendere le parole – chiave del suo pontificato sono tutti condensati nell’Enciclica “Laudato si’“: l’aggressione alla natura e il saccheggio indiscriminato delle risorse, le diseguaglianze, la povertà; e, di contro, la critica serrata e molto ben strutturata, anche dal punto di vista delle categorie interpretative, all’individualismo sfrenato, al culto del profitto e alla dittatura del mercato. Alle cause ultime, insomma, delle profonde ingiustizie che fanno sì che nemmeno il 30% della popolazione mondiale detenga circa l’80% della ricchezza prodotta. Se allora il valore della Misericordia, concetto che nelle Sacre Scritture è assai ricorrente, rappresenta la via d’uscita perfetta, che non deroga né dalla dottrina né dalla tradizione, l’evento giubilare di quest’anno è il grande capolavoro politico di Francesco. Innanzitutto perché, con esso, il Papa schiera ufficialmente la Chiesa su un fronte ben definito e individuabile rispetto alla “questione sociale”, così com’essa si è andata articolando nell’epoca del post fordismo e del cosiddetto turbo capitalismo, in condizioni cioè parecchio diverse da quelle che ispirarono la Rerum Novarum di Leone XIII. In quest’opera di riposizionamento, a onor del vero, Francesco conferisce praticabilità storica alla profonda e dotta riflessione che, sugli stessi temi, era stata avviata da papa Ratzinger, la cui presenza ieri a San Pietro ha avuto, non per altro, un fortissimo valore simbolico. Ma lo straordinario Anno Santo “a tema” segna un punto di svolta irreversibile nel pontificato (e probabilmente nella storia della Chiesa) soprattutto perché costringe anche i settori più conservatori e tradizionalisti dell’episcopato mondiale a scendere in campo e a prendere posizioni nette, non mediate da certo pauperismo di maniera e nemmeno annacquate da insensibilità culturali, sulle ingiustizie che trafiggono trasversalmente il pianeta. Riallacciando non idealmente ma concretamente il Giubileo della Misericordia al Concilio Vaticano II, l’evento cioè che, nella seconda metà del secolo scorso, mise brutalmente il cattolicesimo universale di fronte all’angosciante crisi valoriale scaturita dalla prima grande fase di espansione capitalistica del dopoguerra (oltretutto in epoca di fortissime tensioni internazionali, proprio come l’attuale), Francesco pone le condizioni perché si chiuda il cerchio della riflessione critica solo abbozzato da Roncalli e Montini ma mai compiutamente perfezionato. E mette la Chiesa di Roma al centro della Storia di questi anni, o almeno si sforza di farlo. Non farci i conti, da oggi in poi, sarà molto più difficile. Per tutti.

MASSIMILIANO AMATO

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Start here

Archivi

Commenti recenti

Pietro Ciavarella su Chi sono
Giuseppe Cacciatore su Quando muore un filosofo
Giuseppe D'Antonio su IL PD E LA LOGICA SCRITERIATA…
Giuseppe Cacciatore su Il riformismo, la sinistra e i…
Massimiliano Amato su Il riformismo, la sinistra e i…
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: