Il guazzabuglio del giglio magico

Lascia un commento

25 novembre 2015 di Massimiliano Amato

E’ quanto meno singolare che uno degli effetti collaterali dello tsunami giudiziario abbattutosi sulla Regione sia stata la repentina archiviazione della questione relativa alla presenza del simbolo Pd – e collegata ad essa il criterio di selezione del candidato sindaco – sulla scheda delle prossime amministrative salernitane. Non che ci fossimo illusi: qualsiasi persona intenzionata a mantenere un minimo di contatto con la realtà reputava (e reputa) praticamente impossibile che di punto in bianco e dopo 22 anni di “progressismo civico” senza partiti Salerno, ossia la seconda città della Campania per abitanti, numero di elettori e importanza, potesse tornare “normale” per gli elettori del centro-sinistra (o del suo maggior partito). Ma, pur tirato per i capelli, il dibattito sviluppatosi sui giornali fino a qualche settimana fa un minuscolo spiraglio l’aveva comunque lasciato aperto. E a rigor di logica gli eventi degli ultimi giorni avrebbero dovuto allargarlo, quel pertugio.  Per ragioni che qui è perfino superfluo ricordare. Invece l’inchiesta dei pm romani ha avuto il sorprendente effetto di richiuderlo. Alimentando quello che sembra essere l’ennesimo paradosso di una lunghissima stagione di assurdi logici, tali però solo all’apparenza. Tutti spiegabili, in realtà, con l’elevato peso specifico che il vertice del Nazareno ha finora riconosciuto, ovviamente nell’ottica brutale dei rapporti di forza, al gruppo di potere stabilmente insediato nelle stanze di via Manzo. Da più di due decenni ormai non più sede di partito ma comitato elettorale permanente. Ora, hanno sicuramente ragione quelli che sostengono (cominciano fortunatamente ad essere in tanti) che, così come sono strutturate in Italia, le primarie sono un pericoloso incrocio tra la sagra della porchetta, la riffa di paese e la truffa legalizzata. Variando di volta in volta (e soprattutto in corsa) le regole in ordine alla composizione della platea degli aventi diritto e ai requisiti necessari per maturare l’elettorato passivo (la candidabilità), i partiti che le celebrano – fino a ieri il solo Pd a cui si aggiunge ora il Movimento 5 Stelle – qualche strattone al Diritto lo danno. Ma insomma: al di là di tediose questioni giuridiche, destinate a lasciare il tempo che trovano almeno fino a quando le primarie non saranno regolamentate per legge, se chiamare i propri iscritti e simpatizzanti ad esprimersi su una rosa di potenziali candidati espone i partiti a comportamenti border line, non chiamarli affatto costituisce un dichiarato affronto ai tempi. Oltre che, per il Pd, una violazione statutaria. Per ora appare remota la possibilità che una Serracchiani, o un Guerini, o ancora un Lotti, richiamino i vertici salernitani a rispettare quella che per il Pd è addirittura una norma costitutiva. Come tutti sanno, i primi due, con il cipiglio severo di commissari del popolo de noantri, hanno goffamente cercato di sbarrare la strada alla candidatura di Antonio Bassolino alle primarie napoletane. Sono stati così bravi nel trasformarlo in un martire che, a distanza di 24 ore dalla loro maldestra imitazione di Comunardo Niccolai, stopper dell’indimenticato Cagliari del mago Scopigno passato alla storia per gli spettacolari autogol realizzati in carriera, perfino il nemico numero uno dell’ex governatore campano e potenziale antagonista alle primarie, Umberto Ranieri, si è sentito in dovere di accorrere in suo soccorso. Ma nella vicenda salernitana, a quanto pare, un ruolo importante ce l’ha il terzo: l’arruffatissimo, di capelli, di lingua e di pensieri, Luca Lotti. L’uomo che teorizzò l’esclusione della Campania dal campo di applicazione della legge Severino. E che da tre settimane, chissà se per imbarazzo o cos’altro, tace di fronte agli sconquassi, con tanto di pesantissime ricadute giudiziarie, indirettamente causati dalla sua scellerata tesi, sposata peraltro anche dal segretario – premier. La situazione è chiara, e sui social media è tutto un fiorire di commenti: si cerca di impedire la discesa in campo di Bassolino, pur sempre immacolato dal punto di vista giudiziario, dopo aver dato via libera a un condannato. E’ questa la constatazione che vola di bocca in bocca, meglio: di post in post, di tweet in tweet. Per soprammercato, si permette allo stesso condannato di impedire la celebrazione delle primarie a Salerno. Un guazzabuglio dal quale Renzi e il giglio magico rischiano di uscire con le ossa maciullate: alla fine, l’antico “nemico” napoletano, con la sua mossa, potrebbe aver involontariamente creato le condizioni per un clamoroso ribaltamento della situazione salernitana. Peraltro, c’è chi prevede che difficilmente l’asse via Manzo – Nazareno resisterà al prossimo, potente, scossone in arrivo da Palazzo Chigi. Il commissariamento di Santa Lucia sulla questione Terra dei fuochi: un consistente pacco di milioni di euro per le bonifiche che passerà molto velocemente (e senza fermarsi) sotto il naso del governo regionale, per essere gestito direttamente da un fiduciario del segretario – premier. E anche questo (anzi, forse soprattutto questo) avrà un peso determinante nell’evoluzione dello scenario legato alle amministrative di primavera.

MASSIMILIANO AMATO

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Start here

Archivi

Commenti recenti

Pietro Ciavarella su Chi sono
Giuseppe Cacciatore su Quando muore un filosofo
Giuseppe D'Antonio su IL PD E LA LOGICA SCRITERIATA…
Giuseppe Cacciatore su Il riformismo, la sinistra e i…
Massimiliano Amato su Il riformismo, la sinistra e i…
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: