L’eterno ritorno dei mandarini

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2 settembre 2015 di Massimiliano Amato

Chissà se, pur impegnato nel risiko che l’ha portato sulla poltrona di presidente della Camera di Commercio, Andrea Prete, i cui trascorsi confindustriali sono tutt’altro che memorabili, ha trovato il tempo di dare un’occhiata all’indagine Unioncamere-Ref ricerche sulle città più attrattive per gli investimenti, che colloca Salerno al quintultimo posto tra i 101 capoluoghi di provincia italiani. Buon ultimo tra quelli campani, visto che dietro di noi ci sono solo Reggio Calabria, Palermo, Agrigento e Cosenza. Se si, è lecito aspettarsi che nel discorso d’insediamento egli ci indichi la ricetta per superare (o almeno cercare di rimontare) questa mortificante condizione, che contribuisce ulteriormente a smontare la falsissima e depistante immagine della “città europea”, costruita a spese dei contribuenti con un’ossessiva e martellante campagna di comunicazione. Ma quest’aspettativa, con ogni probabilità, andrà delusa. Nonostante gli slanci giovanilistici corroborati dalla sua indefessa attività di runner, Prete è uno dei più vecchi e affidabili “mandarini” del potere cittadino: fa infatti stabilmente parte dell’estabilishment che da più di vent’anni ne controlla ogni centimetro quadrato. Non per merito, ma esclusivamente per appartenenza. La sua gestione di Assindustria è stata grigia, anonima, dominata dalla preoccupazione di non disturbare il manovratore, ma anzi di facilitarne le connessioni clientelari con il mondo dell’economia e delle imprese. Metterle in discesa: insomma, ci siamo capiti. In una cornice tardo brezneviana che ha assegnato un ruolo di preminenza alle municipalizzate, carrozzoni ormai sfondati tenuti in vita da chissà quali artifici contabili. Se Salerno è una città quasi completamente tagliata fuori dai flussi della globalizzazione, come sembra dimostrare l’indagine di Unioncamere (che in fondo di questo parla: della capacità dei capoluoghi italiani di contribuire alla produzione della ricchezza globale), è anche colpa di mandarini come Prete e il king maker Maccauro. Quest’ultimo rimasto impigliato, dopo un promettente esordio, nella ragnatela del potere locale, che l’ha completamente irretito. Proprio lui che, per cultura e tradizione di provenienza, avrebbe dovuto innalzare le barricate: ma tant’è. Sarebbe bastato, per la verità, anche solo alzare la voce di qualche decibel. Chiedendo una moratoria della propaganda assillante, asfissiante, bulimica al limite del compulsivo, in ultima analisi coreana, a favore di interventi concreti e efficaci per migliorare la qualità dei servizi pubblici. La ricerca Unioncamere fa dipendere gli indici di attrattività delle città da quattro fattori: gestione dei rifiuti, qualità del servizio idrico, di quello elettrico, delle forniture di gas. Ovviamente il metodo è quello del rapporto costo/qualità dell’offerta. Eccezion fatta per la rete elettrica, tutti i servizi presi in considerazione dall’indagine sono appaltati in esclusiva al preistorico sistema da socialismo reale governato direttamente da Palazzo di Città. Salerno è 97esima su 101 perché ci sono condizioni quasi proibitive non solo impiantare un’industria, ma anche per aprire un ristorante, un bar, un negozio di scarpe o uno di parrucchiere. Buona parte di responsabilità di questo sfacelo è senz’altro da attribuire allo sconcertante spirito gregario mostrato in tutti questi anni da molti “corpi intermedi”, venuti clamorosamente meno ai loro doveri etici e alle loro funzioni sociali e civili. In un contesto in cui la collusione complice ha prevalso sul confronto dialettico. Piaccia o meno, il “mandarino” Andrea Prete, che succede a Guido Arzano, è uno dei prodotti meglio riusciti di un lungo processo di omologazione e subordinazione, al limite della resa, di pezzi altrimenti importanti di società civile al potere municipale. La desertificazione industriale, l’impoverimento progressivo del tessuto commerciale (esposto stabilmente ormai ad ogni tipo di infiltrazione/speculazione), e di quello artigiano sono le (non del tutto imprevedibili) conseguenze di questa fusione pressoché perfetta realizzatasi tra una politica arrembante ed un’economia sempre più timida e timorosa. Che ha avallato di tutto senza fiatare: dagli annunci reboanti privi di qualsiasi ricaduta pratica alle reiterare, scenografiche, inaugurazioni farlocche. L’operazione di potere che porta l’ex numero uno di via Madonna di Fatima sulla poltrona più importante dell’ente camerale sta lì a dimostrare che non ci saranno indagini che tengano: l’andazzo è destinato a continuare. Al resto, a dipingere paradisi artificiali che non esistono, continuerà a provvedere la propaganda.

MASSIMILIANO AMATO

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