Gli Highlander

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22 luglio 2015 di Massimiliano Amato

Il nuovo consiglio regionale si è insediato da una decina di giorni, la nuova Giunta da una settimana, pressappoco. Entrambi gli organi sono nella pienezza delle loro funzioni. Anche grazie al decreto (l’ultimo prima della meritata quiescenza) di un giudice monocratico che ha “congelato”, su istanza di una parte e senza ascoltare le altre parti in causa, l’applicazione di una legge dello Stato. Che a quanto pare vige su tutto il territorio nazionale, tranne in Campania. Negli interstizi di una situazione che si è andata, forse con qualche forzatura di troppo, velocemente normalizzando continuano a fare il nido piccole, fastidiosissime anomalie. Come la resistenza che caparbiamente stanno opponendo alle dimissioni – dovute, obbligate – l’assessore comunale ai Trasporti e alla Viabilità e il suo collega all’Annona, entrambi eletti al Consiglio regionale e regolarmente nell’esercizio delle loro nuove funzioni. Non la legge (che non lo prevede, infatti), ma un basilare senso di rispetto per le istituzioni (due: il Comune e la Regione) e dei cittadini, nella loro duplice veste di amministrati ed elettori, avrebbe dovuto imporre, un minuto dopo l’insediamento del parlamentino del Centro direzionale, l’abbandono delle cariche salernitane a questi due eroi eponimi. Altrettanto si può dire per il vicepresidente della Giunta regionale: deputato della Repubblica e, sulla carta, candidato ad assumersi – Statuto regionale permettendo, ovviamente – la più gravosa e importante delle responsabilità di governo nel caso qualche resipiscenza giudiziaria dovesse riallineare la Campania al resto del Paese in tema di sanzioni previste dalla legge Severino. Ora, volendo escludere che i nostri tre disinvolti cumulatori di cariche concorrano al premio Stakanov (anche perché la Patria del Socialismo, l’Urss, è crollata da un bel po’), sarebbe bello conoscere lo sviluppo delle loro, s’immagina convulse, giornate. Soprattutto scoprire a quali risorse, fisiche e psicologiche, attingono per tenere dietro ai loro tantissimi e gravosissimi impegni. Con questo caldo, poi. Uno, chiamato a trovare la quadratura del cerchio per impedire che gl’incipienti lavori in piazza Vittorio Veneto si trasformino in una bomba ad orologeria per il già caotico traffico cittadino. L’altro impegnato a sostenere, con un’adeguata azione amministrativa, il comparto commerciale cittadino, ormai in stato di coma profondo e irreversibile nonostante i saldi e le campagne promozionali. Nello stesso tempo, entrambi obbligati ad attendere ai nuovi compiti da consiglieri regionali, per i quali già il 27 di questo mese saranno lautamente retribuiti. Con un sontuoso stipendio che, s’immagina, cumuleranno con la tutt’altro che disprezzabile indennità di carica percepita a Salerno. Lo stesso discorso vale per il vice governatore, nonché assessore all’Ambiente (che significa: bonifiche, rifiuti, e tutta una serie di faccende rispetto alle quali siamo in Campania ben oltre il livello emergenziale) e all’Urbanistica (che significa: abusivismo edilizio, programmazione territoriale e altre amene vicende consimili per le quali non basta un assessore a part time), nonché membro della V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione e della Commissione Giurisdizionale per il Personale, entrambi organismi della Camera dei Deputati, dove siede tra i banchi del gruppo del Partito democratico. Ma niente: i nostri spavaldi cavalieri dell’apocalisse non mollano. Stringono i denti, sbuffano come cavalli all’ultimo giro di pista, sudano le proverbiali sette camicie (con la canicola di questi giorni, forse pure qualcuna in più), rimbalzano come palline impazzite tra Napoli, Roma e Salerno cercando di assolvere a tutti gli impegni. O almeno lo si spera. Sono gli highlander del ventunesimo secolo, i forzati delle istituzioni. I primi due, non molleranno le poltroncine assessorili fino a quando nell’opinione pubblica cittadina non si sarà affermato il principio che Salerno è un feudo dinastico di Ruvo del Monte: solo quando gli enfant della corona potranno insediarsi, essi si ritireranno nella (peraltro confortevolissima) ridotta regionale. Quanto al terzo, la situazione è ancora più scabrosa: si dimettesse, a Montecitorio gli subentrerebbe un avversario politico interno. Un fedelissimo di Rosy Bindi, ed è inutile aggiungere altro. Insomma, tutto lascia presagire che di questa vicenda toccherà continuare a parlarne a lungo. Metafora perfetta della concezione proprietaria delle istituzioni che questo gruppo di potere non ha mai nascosto, anzi ha sempre spregiudicatamente sbandierato. Ma, con queste temperature, chi ha voglia di impegolarsi in un ragionamento così complicato? Buona frescura a tutti.

MASSIMILIANO AMATO

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