Incubo democratico

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1 luglio 2015 di Massimiliano Amato

E dunque, com’era in grado di prevedere perfino un bambino, l’abbrivo della decima legislatura regionale è un Vietnam giudiziario. Combattuto furiosamente su livelli diversi. Il presidente proclamato e sospeso si è rivolto al Tribunale Civile invocando un provvedimento cautelare d’urgenza che lo rimetta in sella; il Movimento 5 Stelle a quello Amministrativo, sostenendo (e la cosa è tutt’altro che campata in aria) che quanto è avvenuto negli ultimi tre giorni è fuori dalla legalità costituzionale: per questo, ai giudici del Tar viene chiesto di annullare l’atto con cui il presidente pro tempore dell’assemblea ha revocato la convocazione del primo consiglio, congelando l’insediamento e bloccando l’istituzione. Una richiesta, quella dei grillini, che se fosse accolta genererebbe l’obbligo della fissazione immediata di una seduta dell’organo, a quel punto buona solo per avviare le procedure di scioglimento anticipato e l’indizione di nuove elezioni. E’ il caos. E, quel ch’è peggio, il “dopo” è una finestra sull’abisso. Una sola certezza: comunque finirà questa guerra legale, nulla sarà più come prima sul piano politico. Intanto, tutto quello che è accaduto da venerdì sera in poi ha prodotto una frattura profonda tra Palazzo Chigi e il “sospeso”. Raccontano che non è affatto vero che le comunicazioni tra Roma e Salerno si sarebbero bruscamente interrotte dopo la conferenza stampa post Consiglio dei ministri. Tutt’altro: ne saprebbe qualcosa Luca Lotti, il fido sottosegretario investito venerdì notte da un torrente di male parole con tanto di minacce finali, come impone lo stile della casa. Abituato alle torsioni del quadro democratico e perfino delle leggi, il “sospeso” anche stavolta aveva giocato sul fattore “fatto compiuto”. Sperava che il governo amico, trovandosi di fronte ad una situazione che metteva a rischio la risicata vittoria del Pd nella tornata amministrativa di primavera, lo coprisse. E per un paio di giorni si è giovato delle strambe interpretazioni che i giornali hanno diffuso del famoso parere dell’Avvocatura. Peccato che nessuno, tranne l’avvocato Gianluigi Pellegrino e, visti gli sviluppi che ha avuto la vicenda s’immagina anche il Capo dello Stato, si fosse dato cura di leggere approfonditamente quel documento, che in nessun punto autorizzava il premier a concedere una “dispensa” speciale per la nomina del vicepresidente reggente e della Giunta regionale. Piuttosto il parere, sul quale potrebbe essersi sviluppata la “moral suasion” esercitata da Mattarella sul capo del governo, spalancava la strada all’invio di un commissario governativo in Campania: cosa che Renzi non si è sentito di fare. Di fatto, mettendo l’inizio della legislatura nelle mani della magistratura. Ma ormai tutto ciò è alle spalle. E, oltre ai rapporti con il Nazareno e Palazzo Chigi, l’indegna sceneggiata di questi giorni, con la democrazia e i diritti costituzionali di 6 milioni di cittadini praticamente sotto sequestro, manda definitivamente in frantumi (qualora ce ne fosse ancora bisogno) l’immagine complessiva del “sospeso”. Il quale da oggi in poi godrà (con qualche fondata ragione) della stessa reputazione di cui solitamente godono i golpisti. Tra le convulsioni di una vicenda che ha già abbondantemente logorato la tenuta democratica della seconda regione italiana si consuma il suo straziante, penoso crepuscolo politico. Messa all’improvviso di fronte a questa sconvolgente epifania, quella parte del Paese ancora disposta benignamente a catalogare alla voce “folklore meridionale” la sua macchiettistica condotta da guappo di cartone resa celebre da Maurizio Crozza, archivierà presto (o forse ha già dimenticato) anche i presunti trionfi amministrativi. E non basterà certo un provvedimento cautelare emesso da un Tribunale subdolamente attirato nel giochetto della drammatizzazione a tavolino della vicenda regionale (o mi reintegri, o va tutto a carte quarantotto) a restituirgli credibilità nell’immaginario collettivo. Dove il “sospeso” ormai è andato a ingrossare le fila dei Cito, dei Gentilini e di tutti i “mostri” di una stagione politica iniziata con la retorica degli uomini della provvidenza e finita in un far west popolato di sceriffi fuorilegge. Un incubo democratico di cui la Campania è sfortunato laboratorio.

MASSIMILIANO AMATO

consiglio regionale

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