Il modello Pertosa

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8 aprile 2015 di Massimiliano Amato

C’è un posto, in provincia di Salerno, dove la politica non è un posto di lavoro ma, in compenso, è riuscita a crearne parecchi.  Dove gli incarichi pubblici rappresentano attività di servizio che non danno emolumenti, ma solo responsabilità (tante) e grattacapi (in misura variabile a seconda delle stagioni), e di tanto in tanto qualche bella soddisfazione. Questo posto è Pertosa, quasi Lucania, dove numeri alla mano il complesso delle Grotte dell’Angelo, gestito dalla Fondazione MIdA (Musei Integrati dell’Ambiente), attira in un anno più visitatori di quanti, nello stesso periodo, riescono a catturarne tutti i siti museali della Calabria messi insieme, mentre il rapporto con l’altro grande attrattore turistico del territorio, la vicinissima Certosa di San Lorenzo, è addirittura imbarazzante (per il complesso di Padula). Dieci a uno. Francescoantonio D’Orilia, un passato targato Pci-Pds-Ds e un presente apartitico (ma non apolitico), già sindaco di questo comune di 714 abitanti attraversato dall’antica Statale 19 delle Calabrie e solcato dalle rapide del fiume Tanagro, qui particolarmente impetuoso al punto da alimentare una centrale idroelettrica, si è beccato una lusinghiera citazione in uno degli ultimi libri dei due castigamatti delle caste italiane, Stella e Rizzo. Per meritarsela, questo veterinario  fulvo di capelli, grande, grosso e sempre sorridente, che a 16 anni accompagnava il papà commerciante alle fiere e, quando si scoprì comunista, in tempo di elezioni anziché alle 4 del mattino puntava la sveglia alle 3 “per riempire le fiancate della 600 C di manifesti con la falce e martello”, ha fatto una cosa che in qualsiasi altra parte del pianeta sarebbe stata battezzata come normale, ma che qui da noi ha qualcosa di autenticamente rivoluzionario. Ha preteso che nello Statuto della Fondazione, che fattura ormai 700 milioni di euro l’anno, fosse espressamente stabilito che, chiunque venga chiamato a ricoprire una carica sociale, s’impegna a farlo gra-tui-ta-men-te . Per tutta la durata del mandato. Proprio così: né indennità, né gettone di presenza. Ma non è solo per questo che, nominato a capo della Fondazione MIdA (soci fondatori la Regione Campania, la Provincia di Salerno e i Comuni di Auletta e Pertosa) quando il presidente della Regione era il suo compagno di partito (e di componente) Antonio Bassolino, D’Orilia è sopravvissuto al ferocissimo spoil system di Caldoro, rimanendo al proprio posto con tanto di “benedizione” del governatore politicamente avverso. Sempre senza guadagnarci un solo centesimo, ma in compenso lavorando sodo (e qualche volta rimettendoci pure, se non altro in termini di tempo), con la consulenza di una docente dell’Università della Basilicata, Mariana Amato, D’Orilia è stato il discreto regista della trasformazione delle antiche cavità naturali note fin dai tempi di Plinio il Vecchio e aperte al pubblico nei primissimi anni Trenta, nella maggiore industria del territorio. Oltre al complesso speleologico che attraversa il ventre degli Alburni e con le sue composizioni calcaree mantiene in una dimensione incantata per tutta la durata dell’escursione visitatori di ogni età, ceto e provenienza, la Fondazione gestisce due Musei naturalistici (una sezione speleo-archeologica e una agro-ambientale), l’accoglienza, un Osservatorio sul dopo sisma che studia le conseguenze del terremoto del 1980 sul territorio e, infine, il complesso monumentale “Jesus”, in grado di ospitare ogni tipo di iniziativa pubblica. Soprattutto, MIdA ha ricostruito e custodisce la memoria storica, artistica, antropologica e naturalistica del territorio. E già per questo l’opera della Fondazione non avrebbe prezzo. Ogni singolo euro incassato viene reinvestito. Quanta distanza dagli inutili, costosi e fradici, carrozzoni clientelari che, dalle società municipali del capoluogo all’ultimo dei consorzi controllati dal pubblico, hanno trasformato il mercato degli incarichi in un verminaio puzzolente di privilegi castali. Ai tanti professionisti della politica aggrappati alla greppia pubblica andrebbe consigliato uno stage rieducativo a Pertosa, l’altro Sud dove la politica è riuscita miracolosamente (ma mica poi tanto) a recuperare un pezzo della propria, antica, nobiltà.

MASSIMILIANO AMATO

grotte pertosa

 

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