Gli errori del passato

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10 febbraio 2015 di Massimiliano Amato

La Storia – sosteneva Carlo Marx – si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda sotto forma di farsa.  In politica, come nella vita d’altronde, basterebbe poco per evitare (ed evitarsi) guai. O almeno limitarli. Riuscire a fare tesoro degli errori commessi, per esempio: una regola aurea puntualmente disattesa. Il caos in cui sono piombate le Primarie del centrosinistra per le regionali campane è, sotto questo aspetto, esemplare. Appare di ardua interpretazione razionale, infatti, il comportamento di una parte del gruppo dirigente del Pd. Tre volte rinviate, le consultazioni sono ora, ad una decina di giorni circa dall’appuntamento fatidico, sul punto di saltare definitivamente. Trasformate in una grottesca pantomima che non riesce più nemmeno a strappare un sorriso di compatimento. Oltre al solito, stranoto, deficit di cultura e direzione politica, ormai cronico e certificato, gli sviluppi delle ultime ore hanno portato alla luce anche l’assoluta incapacità di parecchi dirigenti locali, quelli più vicini ai vertici del Nazareno per intenderci, di rielaborare criticamente il passato più recente. A dimostrazione che intorno, sopra, sotto e ai lati dell’attuale leadership nazionale c’è il deserto. Un angosciante vuoto cosmico che il segretario – premier, pur con tutta la buona volontà, proprio non riesce a riempire. Sarebbero, questi, problemi del PdR, il Partito di Renzi, che avendo proceduto per cooptazione e non per selezione, si ritrova sui territori (e in special modo in Campania) una classe dirigente il cui connotato saliente è una sprovvedutezza quasi infantile. Se non che, questa situazione si scarica sul Pd e sull’intero centrosinistra, mettendo seriamente a rischio una vittoria elettorale che, stante la gravissima crisi in cui è piombato il centrodestra, sembrava poco più che una formalità. Dopo aver “testato” (con scarso successo, a quanto pare) Gennaro Migliore, mandato avanti quasi come un fake e in ogni caso ancora utilizzabile qualora non riuscisse nell’impresa di far saltare le Primarie, il PdR punterebbe ora (e il diretto interessato si è già detto disponibile) su Gino Nicolais, già assessore della prima Giunta Bassolino e ministro dell’Università, oggi presidente del Cnr, scienziato di fama mondiale. Un grande tecnico, senza però le stimmate del conducator: nel 2009, messo in campo dal centrosinistra nella corsa per la Presidenza della Provincia di Napoli, si limitò ad un ruolo di mera testimonianza. In pratica, si astenne dal fare campagna elettorale, preoccupato solo di marcare quanto più possibile le distanze dal declinante bassolinismo, di cui pure era stato tra gli interpreti più autorevoli e prestigiosi. Il risultato di tanto, scientifico, disimpegno fu strabiliante. Per il centrodestra di Gigino Cesaro, naturalmente: “’a purpetta” inflisse 35 punti percentuali di distacco all’austero professore. Fu la prima di una serie di disfatte per il Pd e il centrosinistra, che tutte le volte che hanno deciso di farsi seriamente del male hanno sempre centrato l’obiettivo in pieno. La candidatura di Nicolais, se confermata, appare quasi fatalmente destinata a rinverdire i fasti di un’altra gloriosa sconfitta. Quella di Mario Morcone, integerrimo Grand Commis di Stato mandato allo sbaraglio nel 2011 dopo la mancata convalida del risultato delle primarie per l’individuazione del candidato a sindaco di Napoli. Col senno di poi, un ingiustificato rigurgito calvinista rimasto fondamentalmente isolato: visto quello che è accaduto di recente in Liguria, la vicenda del centinaio di cinesi portati alle urne a Napoli fa quasi tenerezza. Fuor di metafora, il Partito di Renzi sembra avviato a ripetere lo stesso, tragico, errore che commise il Pd di Bersani nel 2011. Lo schema, almeno, appare identico: archiviazione (stavolta addirittura preventiva) del pronunciamento popolare e investitura di un esponente della cosiddetta “società civile”. Ora come allora, se le primarie venissero annullate, si creerebbero le condizioni ideali perché dal perimetro del centrosinistra venga fuori un’altra candidatura, con le medesime caratteristiche (antipolitica a gogò, populismo a piene mani e un pizzico di revanchismo che non guasta mai, ma anzi tanto attira gli indecisi) di quella, vincente quattro anni fa a Napoli, di Luigi de Magistris. Superfluo aggiungere ulteriori indicazioni: la coriacea resistenza dell’Emerito Decaduto, in uno con lo sfrenato attivismo elettorale degli ultimi mesi, costituisce più di un indizio probante in questa direzione. Alle amministrative napoletane del 2011 il Pd (solo 4 consiglieri eletti) si dissolse letteralmente. Se Renzi vuole che lo stesso accada anche stavolta, ma su scala regionale, non deve far altro che benedire l’ultima intemerata dei suoi fantasiosi boys campani. Staremo a vedere.

MASSIMILIANO AMATO

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