Un papa nero per il Pd

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20 agosto 2014 di Massimiliano Amato

Ha perfettamente ragione il responsabile comunicazione del Pd nazionale, quando dice che nel partito campano non c’è un Maradona in grado di raccogliere un consenso unanime. E – aggiunge – nemmeno un Chiamparino, laddove la parabola del neo governatore del Piemonte, già apprezzatissimo sindaco di Torino, sembrerebbe fatta apposta per alimentare fin troppo suggestivi, ancorché improbabili e parecchio campati in aria, paralleli. Tuttavia, la strada che il gruppo dirigente renziano ha intenzione di battere per riportare la candidatura alla presidenza della Regione per il centrosinistra – perché è di questo che si tratta – all’interno della dialettica classica, vale a dire elaborazione del programma/costruzione delle alleanze/scelta del candidato, pur di facile decifrazione e indubbio appeal mediatico (la celebrazione di una Leopolda campana in settembre a Bagnoli) andrebbe lastricata di serie indicazioni preventive, e non delle astratte dichiarazioni di principio ascoltate ultimamente. Per il momento, l’incapacità di costruire una proposta di lungo periodo su lavoro, sviluppo, fondi europei, sanità, trasporti, innovazione (rigorosamente nell’ordine) e, su quella, mettere insieme una ampio ventaglio di forze di cui il candidato a Palazzo Santa Lucia rappresenti il punto di coagulo morale e la sintesi politica, espone il partito (e il centrosinistra) alle scorribande corsare di avventurieri occasionali. La stessa proliferazione di autocandidature che i giornali sono stati costretti a registrare a cavallo di Ferragosto, evidentemente propiziata dal solleone e dall’allentamento dei freni inibitori tipico del periodo più “feriale” dell’anno, non aiuta il processo, anzi lo ostacola seriamente, ingenerando ulteriore confusione. In una regione in cui il “vecchio ordine” non è ancora del tutto tramontato (anzi: riverniciato e rivestito di tutto punto cerca disperatamente di resistere sulla scena), è scontato che il “nuovo” incontri inenarrabili difficoltà nell’affermarsi. I giovani proconsoli del premier si dibattono, senza avvedersene, all’interno della gabbia che i capibastone hanno eretto intorno al partito. Sono convinti di avere il pallino in mano ma presto o tardi potrebbero essere costretti a prendere atto che si trattava di una tragica illusione ottica. Per uscire dal vicolo cieco in cui qualche stagionato marpioncello di provincia e i suoi compagni di ventura meditano proditoriamente di cacciarli, dovrebbero essere disposti ad accantonare il modello del partito-baricentro, cedendo “quote di sovranità” non solo agli alleati classici (in particolare SeL), ma a quella larghissima fetta di società civile campana che, spinta ormai parecchio oltre la soglia della disillusione, a meno di un anno dalle elezioni fluttua tra l’astensionismo e la tentazione di consegnarsi senza combattere al populismo grillino. E’ un crinale molto pericoloso, d’accordo, perché rimette in discussione il principio dell’autosufficienza del partito, cardine della dinamica maggioritaria, facendogli fare non uno ma parecchi passi indietro. Ma è anche l’unica strada per uscire dall’impasse. E’ la soluzione che, con discutibile semplificazione giornalistica, viene indicata come quella del “papa nero”, della bontà della quale bisognerà però convincere Renzi. Se è vero, infatti, che il premier pensa alla ministra Boschi per la presidenza della Toscana e al fedelissimo Delrio per quella dell’Emilia Romagna, c’è da aspettarsi che per la Campania il nome uscirà dall’inner circle presidenziale. Rischia di essere in ogni caso una candidatura obiettivamente debole, perché percepita come “di ceto politico” in una regione in cui l’antipolitica ha già un peso elettorale debordante: oltre il 60%, tra astenuti e voti pentastellati. In più, spianerà un’autostrada per qualche corsa in solitaria che già s’annuncia. Qualche mese fa il “papa nero” era a disposizione: Raffaele Cantone. Poi Renzi ha cambiato idea. E’ stato in quel momento che il Pd campano ha perso una straordinaria occasione per svoltare. Ha rinunciato, per usare uno slogan caro al premier, a cambiare verso. Ora, riprendere la strada abbandonata forse troppo frettolosamente obbliga a tortuose deviazioni e soste impreviste. Attenti alle buche e a qualche banditello di strada (detto alla nostra maniera: mariunciello ‘e vianova) già appostato ai valichi col suo trombone…

MASSIMILIANO AMATO

bandiere pd

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