Vassallo e i silenzi del Pd

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13 agosto 2014 di Massimiliano Amato

Il prossimo 5 settembre saranno 4 anni dall’uccisione di Angelo Vassallo, ma il sacrificio del sindaco pescatore di Pollica sarà rievocato a quasi centocinquanta chilometri dal luogo in cui esso avvenne. A Casal di Principe, dove lo scorso giugno in Municipio è tornato, dopo un’assenza di più di 20 anni, un sindaco galantuomo e anticlan: Renato Natale. Una provocazione particolarmente “creativa” (portare uno dei simboli della lotta all’illegalità in quella che per molti anni è stata considerata la Corleone di Campania, allo scopo di dimostrare che il clima è finalmente cambiato)? Macché. Secondo quanto ha raccontato ieri a Repubblica Dario Vassallo, presidente della Fondazione intitolata ad Angelo, la scelta di trasferire altrove le manifestazioni per il secondo anno consecutivo (nel 2013 si tennero a Fregene, sulla costa laziale) costituirebbe una vera  e propria fuga da Pollica, dal Cilento, dalla provincia di Salerno. Perché nascerebbe dal clima di indifferenza (quando non di aperta ostilità) con cui la sua famiglia ha cominciato a scontrarsi da qualche tempo a questa parte. Dario Vassallo punta l’indice contro il partito a cui il fratello era iscritto, il Pd, circoscrivendo le accuse alle articolazioni locali. Siamo, in tutta evidenza, di fronte ad un “caso” nel caso. La denuncia del numero uno della Fondazione Vassallo conferisce corpo e sostanza ad una percezione che era già andata diffondendosi tra gli osservatori della politica locale: che cioè il Pd salernitano tradisse qualche imbarazzo di troppo (mettiamola così) a gestire la pesante eredità del sindaco pescatore. Come se, passata l’ondata di indignazione iniziale, uno stormo di dubbi avesse cominciato silenziosamente a fare il nido dentro le stanze di via Manzo (ma non solo). Erodendo progressivamente quelle che, fin dai primi momenti successivi alla barbara esecuzione, avevano assunto la forma di granitiche certezze (il movente legato alle battaglie per la legalità condotte dalla vittima, la matrice “assolutamente camorristica” dell’assassinio, certificata dal passaggio dell’inchiesta dalla procura di Vallo della Lucania alla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo, e così via). Dal punto di vista giudiziario, l’omicidio Vassallo si avvia a diventare un “cold case”: a tre anni dai fatti non c’è un colpevole, ma solo un indiziato “di reato connesso” , fermato in Sudamerica e in attesa di essere estradato. E, quanto al possibile movente, ce n’è uno probabile (la vendetta di una banda di spacciatori che era stata “cacciata” in malo modo dal porto di Acciaroli da un energico intervento del sindaco pescatore), diversi possibili (su tutti, le mire degli speculatori su un territorio che Vassallo voleva preservare da nuove colate di cemento), ma nessuno certo. D’accordo: non si brancola proprio nel buio, come avrebbero chiosato i classici della cronaca nera, ma lo stato delle indagini non lascia intravedere soluzioni a breve termine. Ovviamente, l’augurio è di essere smentiti quanto prima. Pur con queste premesse, che sembrerebbero consigliare la massima cautela nell’approccio alla vicenda, il comportamento del Pd salernitano – almeno per come emerge dalle parole di Dario Vassallo – resta lo stesso di difficile comprensione. Perché quello del sindaco di Pollica fu comunque un omicidio “politico”, da qualsiasi punto lo si voglia guardare. Anzi: il più misterioso e importante omicidio politico avvenuto in provincia di Salerno dall’assassinio di Marcello Torre, il sindaco che sognava una Pagani “libera e civile” trucidato dai sicari della Nco di Raffaele Cutolo nel dicembre del 1980. E un partito che fa della lotta ad ogni forma di illegalità uno dei punti più qualificanti della propria azione non può mettersi le mani davanti agli occhi o, peggio, ignorare la richiesta di un’indagine interna avanzata a più riprese dalla Fondazione. Pare che, ogni volta che Dario Vassallo torna alla carica, un parlamentare locale preannunci una querela. Chi è questo parlamentare? E perché si sente minacciato da questa richiesta? Interrogativi molto pesanti, che proiettano una luce sinistra su una vicenda in cui il punto che si può fissare è, per il momento, uno solo: quattro anni dopo quella tragica notte Angelo Vassallo continua, nel silenzio complice anche del suo stesso partito, a morire tutti i giorni.

MASSIMILIANO AMATO

 vassallo

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