La questione meridionale al tempo di Renzi

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14 maggio 2014 di Massimiliano Amato

Qualcuno ha capito, ad un’ottantina di giorni dall’insediamento e dopo l’alluvione di annunci che ha caratterizzato questi due mesi e mezzo, quale è la strategia del governo Renzi per il Sud? Meglio: c’è una strategia? La domanda viaggia sulla scorta di una suggestione piuttosto forte, di previsioni abbastanza attendibili e, last but not least, di un fatto storicamente determinato. Il fatto è l’odierna visita del premier a Napoli (nella foto tratta da ilmattino.it l’incontro con gli studenti della scuola “Parini” di Secondigliano), necessaria per galvanizzare un Pd che, a meno di due settimane dal 25 maggio, sembra scontare una sconcertante afonia nel rapporto con il corpo elettorale. Si ha come l’impressione che la voce stenti ad uscire dal corpaccione di un partito che, soprattutto al Sud e in modo particolare in Campania, ha pochissimo, praticamente quasi niente, da raccontare alla gente. Sia in termini di bilancio delle cose fatte dall’esecutivo presieduto dal suo leader, sia in termini di promesse. In effetti, per il momento, di questa brutta campagna elettorale è destinata a passare alla storia solo l’infelicissima battuta della capolista sugli 80 euro sufficienti per due settimane di spesa. La timidezza intervallata dalle gaffe potrebbe avere, secondo gli specialisti, una ricaduta non da poco sugli orientamenti degli elettori. E qui siamo alle previsioni. Dunque: al generale crollo dell’affluenza (che dovrebbe attestarsi intorno al 55%), la Campania (stimata al 52%) darebbe un contributo tutt’altro che irrilevante. Ma non è tutto. I sondaggi più recenti segnalano che, pur in risalita rispetto agli ultimi turni elettorali e nonostante il prevedibile crollo del centrodestra, il Pd farà molta fatica a tenere a distanza il Movimento 5 Stelle: la forbice esistente tra le due formazioni, molto ampia su scala nazionale, da queste parti si restringerebbe, e non di poco. Che sta succedendo? Perché qui l’”effetto Renzi” sarà così attenuato? Forse può venire in soccorso il terzo elemento “costitutivo” della domanda iniziale. La suggestione. Ossia, il dibattito che si è sviluppato nei giorni scorsi tra due eminenti storici meridionali, Giuseppe Galasso e Paolo Macry, sulle tante, troppe, “occasioni mancate” negli anni della Grande Trasformazione italiana. Quando, grazie alla Cassa per il Mezzogiorno, il Sud fu dotato delle infrastrutture civili di cui c’era bisogno per cancellare un secolo di arretratezza, ma i pre-requisiti previsti dallo Stato non produssero lo sviluppo sperato. Perché questo confronto tra i due studiosi ha il valore di suggestione? Perché il ribollire del dibattito fa salire in superficie due cose, intimamente connesse tra loro. La prima è una percezione: il Pd, baricentro e primo motore del governo, nonché unico attore “riformista” su una scena politica infestata dai populismi, ha di fronte più o meno una situazione simile a quella che si trovarono a gestire la Dc e i suoi alleati minori nel quindicennio a cavallo tra il fatale 1948, il centrismo e il primo centro-sinistra: di nuovo c’è solo una modernizzazione selvaggia, che all’epoca risparmiò il Sud e che oggi sarebbe esiziale scambiare per modernità. Le risposte, più di mezzo secolo fa, non furono né episodiche, né occasionali. Moltissime sbagliate, semmai. Ma tutte ricomprese in una “visione”, con cui anche la sinistra riformista sarebbe stata costretta a misurarsi negli anni successivi. La seconda è una constatazione: rispetto al gigantesco dramma del Mezzogiorno, l’esecutivo guarda da un’altra parte. Non è stata una buona idea affidare la delega alla Coesione territoriale all’ex sindaco di Reggio Emilia, che forse al Sud sarà venuto qualche volta in vacanza. Con tutto il rispetto per Graziano Del Rio, il confronto con i predecessori, Fabrizio Barca e Carlo Trigilia, è impietoso. A prevalere, allora, è una sgradevole sensazione di approssimazione mista a indifferenza, in cui ad occupare tutto lo spazio è l’autoreferenzialità dispotica di qualche cacicco locale. O le ricette alla Briatore di Oscar Farinetti. Da Gramsci, Salvemini, Saraceno, Dorso e Rossi Doria a Eataly. Passando per Sharm-El-Sheik.

MASSIMILIANO AMATO

renzi secondigliano

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