La mobilitazione pro Crescent? Finanziata coi soldi dei contribuenti

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7 aprile 2014 di Massimiliano Amato

Oddio, la mobilitazione (diciamo così) non diede esattamente i risultati sperati dagli organizzatori. Qualche giornale “non allineato” documentò adeguatamente il flop, pubblicando le foto della scarsa partecipazione. Poche decine di persone. Ma il flash mob “Si Crescent” che si tenne l’8 marzo in piazza Portanova, al centro della città, dal punto di vista propagandistico – comunicativo una sua importanza ce l’aveva, giacché segnalava una clamorosa inversione di tendenza nel dibattito sul mostro di cemento che chiude, con il suo grottesco colonnato e la sua mole opprimente perché inutilmente gigantesca la parte più occidentale del lungomare di Salerno. Il Crescent, che fino a quel momento aveva riscontrato, nella cosiddetta “società civile”, solo ostilità – nel migliore dei casi indifferenza mista a diffidenza – incontrava, per la prima volta, il “favore popolare”. Usciva, insomma, dalla dimensione di opera “imposta” alla città, come il comitato uguale e contrario, il “No Crescent”, sostiene da anni, dando (vittoriosamente) battaglia in tutte le sedi. Insomma, il flash mob era sembrato il segnale che il principale sponsor del mostro, il sindaco di Salerno usciva finalmente dall’angolo, potendo contare su un minimo di consenso popolare che, se c’era stato, aveva subito fino a quel momento un oscuramento pressoché completo dall’offensiva mediatica degli oppositori. Perché queste cose funzionino, però, è necessario che la mobilitazione sia spontanea e, soprattutto, improntata al principio della più completa gratuità. O, per lo meno, che non gravi sulle tasche dei contribuenti. E invece una delibera adottata dalla Giunta municipale di Salerno 6 giorni dopo la (fallimentare) manifestazione di piazza Portanova ingenera il sospetto, dotato per la verità di una certa fondatezza, che essa possa esser stata “finanziata” con fondi usciti dalle casse comunali. Proprio così. Quel flash mob potrebbe esser costato ai contribuenti salernitani 10mila euro. La somma riconosciuta a titolo di “contributo” all’associazione “La Voce in Capitolo”, uno dei tre soggetti promotori dell’iniziativa. A scoprirlo sono stati “I Figli delle Chiancarelle”, che hanno pubblicato sulla loro pagina Facebook l’originale della delibera (vedi foto). Il contributo, vi si legge, è stato votato, su proposta dell’assessore Giovanni “Nino” Savastano, all’unanimità dei presenti nel corso di una riunione di giunta in cui il sindaco risultava assente. Al momento, non si hanno notizie di analoghe prebende riconosciute agli altri due soggetti promotori del flash mob, “Noi per Salerno” e “Solo per chi ama Salerno”, e la spiegazione potrebbe risiedere nel fatto che queste sigle sembrano, a prima vista, solo delle pagine di Facebook. Troppo poco per essere ammessi a contributo (ci pensino, comunque, considerata la prodigalità dell’ente). “La Voce in Capitolo” no: ha un regolare organigramma sociale, con tanto di Statuto, nel quale si legge che “l’Associazione opererà nell’ambito del territorio di Salerno e provincia, collegandosi anche agli altri comitati ed associazioni già operanti nel raggiungimento delle seguenti finalità: a) affrontare le problematiche giovanili, lavorative, socio – ambientali e culturali del territorio salernitano, rapportandosi in modo propositivo con le Istituzioni Comune, Provincia, Regione ed altri Enti Pubblici; b) valorizzare le diverse culture presenti sul territorio favorendone l’integrazione; c) migliorare la vivibilità ambientale”. Nella delibera dei 10mila euro la Giunta non specifica a quale di queste tre attività il “contributo” è destinato. Ma forse esso è stato calcolato (ed erogato) su base “forfettaria”, per retribuire servizi diversi. Compreso un video di una decina di minuti in cui il presidente dell’associazione cerca di convincere chi lo guarda dell’assoluta indispensabilità della presunta “metropolitana” di Salerno, un trenino impiegato su una tratta lineare di meno di sei chilometri per circa 5 mesi, nel corso dei quali ha ingoiato quasi sei milioni di euro. Prima di essere (giustamente) soppresso.

MASSIMILIANO AMATO

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